Manuali di scrittura: “Manuale di scrittura creativa” di Franco Gaudiano

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Franco Gaudiano, Manuale di scrittura creativa (Milano, Casa Editrice Nord, 1993)

Come Il dialogo di Lewis Turco, Manuale di scrittura creativa di Franco Gaudiano fa parte della collana “Scuola per scrittori”, pubblicata dalla Nord a inizio anni Novanta. Se non ricordo male qualche anno fa un mio amico scrittore, Giovanni Sechi, l’ha definito su Facebook come uno dei migliori manuali di scrittura creativa italiani.

Franco Gaudiano è scomparso il 20 settembre senza lasciare alcuna traccia. Un episodio simile era già successo nel 2012, quando Gaudiano era sparito per sei giorni nei boschi di Darfo Boario Terme.

Chiusa la parentesi sull’autore, passiamo al testo. Ah, a proposito: ho deciso di spostare l’indice del libro alla fine dell’articolo per rendere la lettura più scorrevole.

Il buono, il brutto, il cattivo

Rispetto al suo compagno di collana, Manuale di scrittura creativa chiacchiera di meno e dice di più: niente dialogo socratico questa volta, ma concetti esposti in maniera quasi sempre chiara e ordinata, come sarebbe meglio per questo tipo di prodotto. Non mancano aneddoti e riferimenti alla vita personale dell’autore, ma non danno fastidio: sono bene inseriti, rendono il testo meno freddo.

Quello di Gaudiano è un manuale generalista, che affronta un po’ tutti gli aspetti della narrazione. Trama, stile, personaggi, ambientazione, editing: non manca nessuno degli argomenti classici. Alla fine di ogni capitolo c’è una sezione, “Al lavoro!”, che propone al lettore piccoli esercizi con cui mettere in pratica i concetti trattati nelle pagine precedenti. A mio avviso la maggior parte di questi esercizi non ha una vera e propria utilità: il lettore può svolgerli, certo, ma l’autore del manuale non può controllarli. Come spunti di scrittura comunque possono andare bene perché possono dare nuove idee.

Il modo in cui Gaudiano tratta i vari argomenti lascia a desiderare. La situazione non è grave come nel Dialogo, ma il manuale soffre della stessa nebbiosità: anche in questo caso, il testo non è completamente focalizzato sulla scrittura (nel senso di narrativa scritta: romanzi e racconti), e di tanto in tanto sconfina il altri territori, come la poesia.

È un problema? Sì e no. I cenni alle altre forme di scrittura vanno bene, è sempre interessante capire cosa hanno in comune e cosa invece le rende uniche, ma rischia di confondere l’aspirante scrittore di storie. È quello che fa Gaudiano quando nella sezione dedicata all’editing usa L’infinito di Leopardi come esempio di revisione del testo. La maggior parte del manuale parla di narrativa in prosa: non sarebbe stato meglio usare quello spazio per concentrarsi su un testo narrativo? La motivazione che dà Gaudiano è di non voler ripetere i concetti già affrontati nel corso dal manuale, ma a me sembra un’occasione persa per scendere ancora più in profondità. Il lettore, più che mai chi si è da poco avvicinato allo studio della narrativa, ha bisogno di informazioni specifiche e indicazioni concrete, non della nebbia.

Anche le spiegazioni di Gaudiano non sono sempre precise. Quando parla del tema, per esempio. Il tema, in coppia con la premessa, è uno degli strumenti più importanti per il narratore perché lo aiuta a scegliere gli elementi da inserire nella propria storia e a riconoscere quelli da tenere fuori, dando coesione al romanzo o al racconto. Detto in altre parole, il tema è il vero argomento della storia, sul quale lo scrittore, attraverso gli eventi che mostra al lettore, afferma il proprio pensiero. Il tema non va confuso con la situazione descritta dalla storia, la storia “superficiale”. Ma Gaudiano lo fa.

Scrive Gaudiano:

I contenuti della narrativa riguardano, tradizionalmente, aspetti della condizione umana. Amore e morte, religione, giustizia, origini, sofferenza e aspirazione alla felicità sono tra le principali tematiche tratte dall’esperienza umana, che, prese nelle loro variegate sfaccettature, costituiscono da sempre spunti di riflessione intorno a cui sviluppare e scrivere una storia.

Segue come esempio un breve racconto di Dino Buzzati, I giorni perduti. Il succo della storia: un uomo d’affari scopre che un individuo misterioso gli ha rubato delle casse; l’uomo d’affari insegue la misteriosa figura e, dopo averla raggiunta, scopre che le casse contengono ciò che ha sacrificato o comunque trascurato nel nome del successo e della ricchezza (la fidanzata, fratello, il cane).

Gaudiano dice che il tema della storia è il furto, ma non sono d’accordo. Il furto c’è, nella storia si trova in una posizione centrale, ma è difficile considerarlo il vero argomento della storia. Il furto è legato semmai alla storia “superficiale”, la situazione che lo scrittore usa per discutere di qualcos’altro. Che cosa? Difficile dirlo con assoluta certezza, ma alla luce di quanto affermato nel racconto mi sembra probabile che il tema sia la ricerca della ricchezza: il protagonista è un uomo d’affari che ha inseguito la ricchezza a scapito dei suoi affetti; comprende l’errore solo quando è troppo tardi. Il furto delle casse contenenti i suoi “giorni perduti” è semplicemente l’espediente che Buzzati usa per parlare delle conseguenze negative della ricerca della ricchezza. La premessa della storia – ciò che Buzzati afferma attraverso la storia – potrebbe essere formulata nel seguente modo: la ricerca della ricchezza porta a perdere ciò che ha realmente valore nella vita. L’andamento della storia sembra confermarlo.

Un’altra considerazione che mi ha lasciato perplesso, perché ha il solo effetto di confondere le idee del lettore, è l’affermazione di Gaudiano che “le trame in un certo senso sono due”: il furto e ciò che il furto si rivela essere. D’accordo, Gaudiano ha specificato “in un certo senso”, ma questo tipo di ambiguità non aiuta gli aspiranti scrittori. La trama del racconto è una: il protagonista che scopre il furto, insegue il ladro ecc. La verità dietro il furto serve a mettere a fuoco il vero argomento della storia, ma non è una trama. Al massimo è un colpo di scena, un capovolgimento inaspettato che fa rivalutare al lettore la storia. Nell’insegnamento non ci dovrebbe essere spazio per l’ambiguità.

Proseguendo nella lettura mi sono imbattuto in un concetto interessante, che ho sempre ritenuto indispensabile ma che non sapevo fosse stato esplicitato: quello descritto dal poeta William Wordsworth con l’espressioneemotion recollected in tranquility. Il concetto può essere riassunto così: la migliore poesia deriva sì da un’emozione personale, vissuta, ma questa per essere tramutata in versi deve essere “ricordata” (nel senso di riportata alla mente) in un momento successivo, di calma. Dice Gaudiano:

Ci vuole un certo distacco emotivo per poter rivedere con chiarezza il proprio vissuto.

Sono d’accordo. La buona narrativa, come la poesia, trasmette emozioni, ma questa trasmissione è possibile solo grazie a un’attenta scelta dei dettagli. Nei momenti di tristezza (o di felicità) le sensazioni provate sono più autentiche che mai, ma per vederle con chiarezza è necessario un po’ di distacco. Sembra un paradosso ma non lo è: l’attenta selezione dei dettagli permessa dalla lucidità rende l’emozione sulla pagina più vera.

A inizio libro mi sono imbattuto in uno spunto simpatico: applicare le cinque W del giornalismo al racconto per assicurarsi che il tessuto narrativo della storia sia compatto.

Eccole qui:

  • Who. Chi è il protagonista della storia?
  • What. Qual è l’avvenimento portante della trama?
  • Where. Dove si svolge l’azione?
  • When. Quando si svolge l’azione?
  • Why. Perché (e per chi) si sta scrivendo il racconto?

Niente di particolarmente approfondito, si tratta giusto di una piccola lista di controllo (lo stesso Gaudiano le definisce “domande base” a cui rispondere prima di mettersi al lavoro su un racconto). Può tornare utile a chi non sa proprio come iniziare. Ci tengo comunque a sottolineare che il questionario è più utile nella narrativa breve (racconti) che in quella lunga (romanzi). Nella progettazione di un romanzo queste domande sono semplicemente il punto di partenza, a cui devono seguire i ragionamenti su atti, scene, punto di vista e tutto il resto.

Come promesso a inizio articolo, ecco l’indice del libro.

Indice

Introduzione (pag. 1)

Il corpo narrativo (pag. 4)
La retorica come strumento · Il tema dello scrittore · Show, don’t tell! · Il corpo narrativo come allegoria · Lettura di un racconto · Analisi di un testo letterario · Al lavoro!

L’incipit (pag. 14)
Coinvolgere subito il lettore · Creatività nella sintassi · Come sbloccare il blocco… · Un inizio di romanzo · Al lavoro!

La trama letteraria (pag. 23)
La trama come filo conduttore · Le cinque “W” · Dall’idea alla trama letteraria · Coerenza, ritmo e credibilità · Al lavoro!

Stile e contenuto (pag. 34)
Lo stile: ornamento o essenza? · Stile vs. contenuto · Due nemici del vostro stile · Tre esempi di narrativa in stile · Stessa scena, stili diversi · Filo diretto dall’autore al lettore · Al lavoro!

Il personaggio (pag. 45)
L’immaginario riconoscibile · Dall’eroe classico all’antieroe moderno · Tipi, stereotipi e persone · Caro lettore, ti presento… · Tosca · Al lavoro!

Il conflitto interno (pag. 58)
Un campo da gioco olimpionico · Questo è il dilemma · Io e Frank · Al lavoro!

Il dialogo (pag. 68)
Nero su bianco · Gioie e dolori del discorso diretto · Il verbo fatto carne · Manzoni e la sua “promessa sposa” · Altre funzioni del dialogo · Al lavoro!

Questioni di punti di vista (pag. 80)
Ri-imparare a vedere · La dialettica dell’esperienza umana · La fontana di Lorena · Un’esplosione di punti di vista · Al lavoro!

La voce narrante (pag. 90)
Narratore vs. autore · La scelta della voce narrante · L’io narrante come “filtro” · La terza persona immersa · La terza persona onnisciente · Al lavoro!

L’ambientazione (pag. 104)
Il rapporto ambiente-personaggi · Una casa, una donna · Immagini, metafore, o l’espressività dell’ambiente · Al lavoro!

La dimensione tempo in narrativa (pag. 112)
Presente, passato e futuro · Alla ricerca del tempo perduto · Il tempo che passa e il tempo che resta · Flashback e flashforward · I tempi verbali e la punteggiatura · Al lavoro!

Espedienti retorici vari (pag. 123)
Senza titolo · Il foreshadowing · La digressione · La personificazione · Al lavoro!

Dal climax al finale (pag. 135)
Climax e anticlimax · A che finale giochiamo? · L’ultima parola · Struttura circolare ne Il deserto dei tartari · Al lavoro!

L’editing (pag. 143)
A testa in giù · Aggiungere o togliere? · I punti cruciali dell’editing · L’infinito · Al lavoro!

Ispirazione letteraria e scrittura creativa (pag. 153)
Crearsi la propria nicchia · Fonti “interne” di ispirazione letteraria · Spunti “esterni” di ispirazione · Il workshop letterario · Al lavoro!

Guida bibliografica per ulteriori approfondimenti (pag. 163)

Indice dei nomi (pag. 168)

La resa dei conti

Manuale di scrittura creativa di Franco Gaudiano: promosso o bocciato? Bocciato. È un testo che si legge con piacere, ma è anche vago e impreciso. Non mi sento di consigliarlo. Il libro è attualmente fuori commercio, ma chi lo vuole leggere può trovarlo usato su eBay.

Il prossimo libro di cui parlerò sarà Viaggio nel bosco narrativo di John Yorke, anche se forse prima uscirà un articolo di tipo diverso.

Conoscevi già Manuale di scrittura creativa di Franco Gaudiano? Che ne pensi? Dimmelo con un commento!

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